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Il Progetto di Vita

Da “Le emozioni della vita prenatale” di Gino Soldera, Macro Edizioni, cap. IX
 

RINGRAZIAMO IL DOTT. GINO SOLDERA PER AVERCI PERMESSO DI PUBBLICARE QUESTA PARTE DEL SUO LIBRO.


“ Di fronte alle attese e alle aspettative dei genitori ci sono quelle che ogni appartenente alla nostra specie porta con sé nel momento stesso in cui viene concepito”.
Fulvio Scaparro
 
L’ORIGINE DEL PROGETTO DI VITA
 
Uno dei meriti della psicologia prenatale è quello di aver messo in evidenza che in ogni individuo esiste un progetto di vita e che questo può essere rintracciato a partire dal concepimento.
Infatti, secondo questa ottica, con il concepimento prende vita, accanto alla struttura genetica individuale che accompagnerà l’essere umano nel corso di tutta la sua vita, anche il progetto di vita individuale dal quale dipenderà la vita futura. Nel progetto di vita individuale è presente come in qualsiasi altro progetto l’idea di quello che potrà diventare quell’essere umano con le sue caratteristiche personali, con le sue potenzialità latenti, con le sue tendenze e predisposizioni che potranno essere sviluppate nel corso dell’esistenza e caratterizzare il modo di essere nella vita.
Se consideriamo l’uomo quale essere unitario e globale non possiamo dimenticare che fin dall’inizio della sua formazione opera in lui una struttura genetica che in realtà è psicogenetica, in quanto le componenti genetiche di natura organica coesistono con quelle di natura psichica; questo fa sì che la struttura genetica possa essere considerata sia sul piano biochimico, ma anche funzionale ed emozionale. alcuni studiosi a questo proposito propongono di considerare l’esistenza, quasi per sfida, accanto al DNA dell’E-DNA o DNA emozionale, dato dalle emozioni che i genitori trasmettono al figlio per via ereditaria o durante il periodo della gestazione.
Il concepito con quanto riceve in eredità dai suoi genitori diviene portatore di quella competenza e saggezza che include in sé tutta l’evoluzione dell’umanità fino ad ora raggiunta e che ora vive in lui secondo una modalità propria, unica e originale, tutta da conoscere e da sperimentare.
Quindi l’essere umano non è mai da ritenere una tabula rasa, una tela bianca da colorare o un sacco vuoto a riempire, ma una realtà viva, piena e dinamica che merita da subito grande attenzione e grande rispetto, con la quale è possibile avviare un importante confronto e attivare degli scambi significativi.
Anzi, il concepito porta con sé qualcosa di nuovo e di prezioso che serve alla vita, porta con sé un messaggio ai suoi genitori, alla sua famiglia, alla società e all’intera umanità, perché questa possa continuare a vivere, rinnovarsi ed evolvere verso condizioni di vita sempre migliori.
Il tener conto dell’esistenza nell’essere umano di una sua pienezza e di una competenza fin dal principio è di fondamentale importanza per il tipo di rapporto che i genitori possono costituire con lui; rapporto che incide sostanzialmente sul tipo di esperienze che il nascituro fa e che costituisce il materiale primario per la sua formazione attraverso le relazioni e gli atteggiamenti che dall’esterno possono essere attivati nei suoi confronti.
Nell’insieme possiamo dire che nel concepito è presente una conoscenza innata, di varia natura, difficile da conoscere perché insita alle radici dell’individuo stesso la quale svolge un ruolo importante nelle scelte da compiere. Naturalmente questa conoscenza innata è una conoscenza sempre a disposizione dell’individuo anche se non ne è consapevole e molto diversa da quella successivamente acquisita nel corso della vita attraverso l’esperienza, utile per crescere e per esprimersi e farsi conoscere.
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